sabato 21 aprile 2007

Call Center


A volte fare il turno delle 22 ha i suoi vantaggi. Sei tra le pareti di vetro di questo call center e non c’è nessuno che ti guarda.
Suona libero.
L’ho combinata grossa. Se mi becca il mio capo questa volta non me la fa passare liscia. Come quella volta che le ho detto che stavo male ed invece ero a San Pietroburgo con Pedro a scopare come ricci. Ma perché non risponde? Niente. Mi sa che attacco.
Ancora uno squillo e poi attacco. “Si, pronto?”.
Cazzo è lui!
“Pronto? Chi parla” insiste lui.

Ok Katia, un bel respiro e digli che anche se non lo conosci vorresti fare sesso con lui al telefono. Ha già chiamato quattro volte per quella cazzo di polizza assicurativa per sapere il bonus malus, quanti punti ha guadagnato negli ultimi tre anni, come è indicizzata e persino di che nazionalità è la casamadre. Ora devo proprio autoconvincermi che un uomo sulla quarantina, libero, imprenditore, proprietario di una villa a Cap d’Antibes e con quella voce profonda e lenta possa essere veramente interessato a queste menate? E’ chiaro che chiama per sentirmi.
“Sono Katia. Call center della Acme insurance. Ti ricordi di me?”. E’ evidente che se dopo tutto questo tempo passato a darci del lei mi rivolgo a lui in questo modo ci sarà un motivo.
“Certo che mi ricordo” continua lui.

La sua voce cambia d’improvviso di tono, velocità, timbro. Lui sa perché lo sto chiamando. Lo sa perché non c’è bisogno di parole per mettere in circolo un messaggio come il mio. Ho 34 anni mica per sbaglio e quando voglio una cosa non aspetto arrivi il postino a suonare (p.s. può suonare due, tre, quattro volte tanto non gli apro…e quando fa per andarsene lo afferro per un braccio e….).

Anche lui mi sembra un tipo veloce (non dico smart perché lo dicono tutti). Inizio a chiedergli una cosa semplice tanto da fare andare in circolo un po’ di globuli rossi e lui mi segue a ruota. Non esistono parole d’ordine per fermarsi, non ci servono, perché viaggiamo alla stessa velocità e con la stessa progressione. Lui mi chiede di rimanere in un certo modo (tralascio i dettagli, under 12 a letto e via d’immaginazione). Esaudisco i suoi desideri ed inizio a toccarmi. Si sale di tono e mi va in circolo l’adrenalina. Più lui chiede e si immagina io possa fare, più faccio ciò che mi dice.

L’ultima volta che mi è capitata una cosa del genere era con un cellulare e l’sms diceva “I like when you dig your nails into my body while I’m coming”…non ricordo come si chiamasse…solo che lo conobbi ad Oslo.
Continuiamo così per non ricordo quanto…fuori è buio pesto e la sua voce dall’altra parte del filo è come aria per me. Mi corre un tremito dalle gambe fino a dietro la schiena e scivolo all’indietro sullo schienale della sedia.
Lui con me.
Poi mi ricompongo, mi rivesto e comincio a ridere.
Lui con me.
Ci salutiamo e attacco il telefono. Inebetita e rilassata sono qua tra le pareti del mio call center. Squilla di nuovo il telefono.

“Sono il signor…..della società…chiamo perché vorrei due diversi preventivi: uno che mi copra dal furto incendio ma con una franchigia più alta, l’altro solo RCA ma senza franchigia.
Riesce a dirmelo?
Quanto dovrei spendere?
............silenzio………..…
Signorina?
Ha capito?
scoppio a ridere al telefono…..
Gli dico che devo andare ad aprire al postino e riattacco. Recupero il mio tanga, metto la segreteria ed esco fuori.

Per oggi può bastare così.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ogni riferimento a cose o persone non è per niente casuale

;)