mercoledì 11 aprile 2007

Superman


Sono uno dei pochi privilegiati che può dire di conoscerlo veramente bene. Uomo apparentemente fragile ma con gli occhi profondi e la fronte solcata dalle rughe. Essere un supereroe come lui non vuol dire necessariamente essere invincibile o fermare il corso del tempo. Il tempo gli avrà pur segnato il viso ma i segni maggiori sono quelli che porta dentro. Questo è uno degli svantaggi di essere un superman. Come anche il fatto che quando è chiamato ad uno sporco lavoro lui ci deve essere. E non deve avere paura perché i supereroi non hanno paura. O almeno devono farlo credere alle persone che pendono dalle sue labbra, a quelle che si aggrappano alle sue mani ferme o a quelle che aspettano che lui salvi la loro vita o quella di coloro che amano. Claus, questo è il suo nome, lo conobbi ad un torneo di squash. Dopo un giro di acquavite e quattro racconti tra coetanei mi svelò la sua vera “identità”. Ricordo come adesso di come mi sia sentito infinitamente piccolo ed inutile di fronte ai suoi racconti. Mi trasmetteva un senso di tranquillità sapere che lui c’era ad ogni chiamata, mi affascinava la sua capacità di togliere da situazioni disperate chi capitava sulla sua strada ma anche sentire attraverso la mia pelle ed i suoi occhi la freddezza dei momenti in cui nemmeno lui era in grado di salvare il mondo. O ciò che, in quel momento, rappresentava il mondo per le persone intorno. Per lui giorno o notte non fanno distinzione. Quando arriva il segnale non esiste nulla che possa fermarlo. Non esistono domeniche o serate con gli amici, non esistono i giorni di fiacca e non esistono i giorni del “No, oggi no…non ne ho voglia”. Non puoi non avere voglia di salvare delle vite. Per lui ogni “chiamata” è una missione. Raccoglie il suo “abito”, la sua maschera, i suoi guanti bizzarri e vola dall’altro capo della città. Chi lo vede passare capisce che non c’è tempo da perdere e fa il tifo per lui. Vola più veloce che può perché a volte anche solo un minuto può essere vitale. Prova a pensare, mi disse una volta, quando sei sott’acqua e stai per scoppiare e vuoi venire a galla, ma ti sforzi, cerchi di non pensarci, poi la testa inizia a farsi pesante ed il petto ancora di più. Ecco… pensa se in quel momento ti chiedono di stare ancora un minuto sott’acqua. Non te lo puoi permettere ed io lo so. Il mio compito è quello di lanciare quel salvagente. Sentire che il battito torna ad essere regolare. Capire che sono riuscito a fargli superare quella crisi. Accorgermi che ritorna a respirare da solo. Che la pressione ricomincia a spingere. Che riapre gli occhi dopo 12 ore di blackout. Che quella persona dietro al vetro è pronta a ringraziarti con tutto quello che ha dentro per avergli fatto funzionare nuovamente quel cuore. Poche migliaia di euro ogni mese non sono certo la motivazione che spinge a continuare un cardiochirurgo come lui. Ma è qualcosa che nasce da dentro come un fuoco. Lo stesso fuoco che anima la vita di altri supereroi come lui. I supereroi che ogni giorno aiutano i detenuti, i supereroi che si prendono cura dei bambini diversamente abili, i supereroi che dedicano la loro vita ad una missione umanitaria o che gridano, in mezzo al silenzio delle gente, per non affogare i propri ideali di libertà. Sono gli stessi e con gli stessi superpoteri della tenacia, dell’umiltà e del sacrificio. Una supervista che gli permette di guardare oltre al proprio giardinetto di buoni propositi, uscite, piccoli impegni e superficialità. Una superforza che li spinge a zittire il dolore delle ossa e della mente. Non è sempre facile. Ma se alzi lo sguardo da questo computer e guardi al di là di ciò che vedi forse riesci anche tu a trovare un supereroe.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

You are so right - there are a lot of everyday heroes that deserve praise for their work!

It's nice to finally be able to read your blog (allthough a lot is lost in translation). I've been trying to read italian but not with great success :) My favourite so far is what you wrote about your father. You write really well!
-M

Anonimo ha detto...

che bello ricevere complimenti su come scrivi da uno che ha appena detto di non capire molto l'italiano... è perfetto! come il tuo blog azzurro mutanda anni 80. lrf