martedì 1 aprile 2008

Il vecchio e il mantello

C'era una volta un vecchio a cui avevano cucito addosso un mantello troppo stretto.
La lentezza dei suoi movimenti era accentuata da quel pesante fardello.
Camminava per le vie di Nouera con aria indispettita. La gente lo osservava e si chiedeva il perchè del suo fare goffo. Tra le pieghe del suo viso si indovinava una smorfia di dolore mista a rassegnazione.
Passarono le primavere. Il vento. I giorni e le ore del suo pendolo. La fatica formava un macigno legato alla sua caviglia. Con il tempo il vecchio realizzò che esistevano tre modi differenti per convivere con quel mantello:
Prenderne le misure, riuscire a seguire i suoi movimenti e le sue costrizioni. Impresa di non facile portata ma certamente la naturale conseguenza di quegli anni passati tra le sue pieghe di velluto.

L'alternativa era quella di evitare ogni movimento. Rinchiuso nella sua casa sul molo. La sua pipa. Il suo gatto. Fermo sulla sua sedia a dondolo immerso nei pensieri e nell'orgia dei ritmi quotidiani dettati dalle sue letture, riflessioni, i film in bianco e nero. Il tutto fermo. Immobile. Sulla sua sedia di fronte all'orizzonte così lontano e duro.

La terza possibilità era Mario. Classe 1938. Rughe, capelli fulvi e il miglior sarto di Nouera. Avrebbe potuto andare da lui a chiedere un paio di ritocchi. Quella manica troppo fasciante. La cucitura intorno alle spalle che impediva i respiri e gli abbracci affettuosi. Quel girovita soffocante da impedire il ballo e la corsa verso ciò che amava.

Questo è solo un racconto. Non ha pretesa di insegnare niente. Frutto del pensiero e dell'immaginazione. Della sensibilità. Della volontà instancabile di suggerire con umiltà, una via d'uscita.
3 possibilità.
Tre mondi distinti.
Completamente diversi.

Ognuno sceglie ciò che è giusto per sè e per gli altri.
Un giorno vi dirò cosa scelse il vecchio.

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