mercoledì 28 febbraio 2007

Alle poste


Prego si metta in fila. Biglietto, numerino. I numeri rossi girano su sfondo nero. Penso che vorrei essere almeno cinque posti avanti nella fila. Un tizio sulla cinquantina guarda i miei capelli e le scarpe e la maglietta. Penso: “Cazzo non hai mai visto un trentenne-pseudo-pittore-cheamaodia-lavita-sempreinviaggio-reduceda8coca-pampero?” no forse no. O forse si. Mi suona il cellulare. “Dimmi almeno un motivo per cui dovrei tornare da Amsterdam, chiederle di rimettersi insieme a me e poi ripartire in nottata?”. Non lo so. Non ho tutte le risposte. Le avessi avrei giocato al lotto, tenuto una rubrica su Donna Moderna o forse passerei tutti i pomeriggi allo speakers corner di Hyde Park. “Fai quello che ti senti” dico io. Polite, democratico, universale, cross perfetto sulla testa. E poi butto giù il carico da 90 “In fin dei conti ti ci devi buttare nelle cose”. Chiudo. Penso che non dovrebbe andarsene da Amsterdam per seguire una anoressica con figlio a carico in una città dove la merda delle mucche ha la meglio sul profumo dei pini e dei rododendri. 4 persone davanti a me. Investi al 4%. Rendimento garantito. Vediamo…4% di 28 Euro che ho adesso in banca fanno una bella somma…Ora vado allo sportello salto le 4 persone e gli taglio la gola. Domani sarei in seconda pagina, insieme alla Franzoni del momento e alle consultazioni del governo. Si può prendere in giro così la gente? Voglio un cartellone che al posto di queste stronzate ti dica: Fine mese: ci arrivi di sicuro. Non investire niente. Goditeli. Beviteli. O bruciateli sul tavolo da gioco, o comprando 100 voli di una compagnia low cost. Respiro. Il cerchio alla testa è grande quasi quanto la morsa ai coglioni per perdere tempo in questo posto che puzza di vecchio. Ci dovrebbe essere una riforma costituzionale che obbliga la gente a togliere i vestiti dagli armadi con la naftalina e a bruciarli. Carta, carta, ancora carta. Siamo nel 2007 ma sembra di essere a Velletri nel 1600. Mancano due menestrelli, un cavallo parcheggiato fuori al posto dei SUV e un boia. Ma d’altronde che cazzo ci farebbe un boia alle poste? Meno tre. Ho perso solamente 32 minuti. Non male. Lo 0,00001% della mia vita. Sembra poco. Ma non lo è. Grazie ad una raccomandata con ricevuta di ritorno per dire che non devo pagare una multa che però ho già pagato perché il contribuente ha sempre ragione, sono qua. Nello stesso tempo avrei potuto ingoiare una scatola di corn-flakes per fare un po’ di fondo, avrei potuto dire a mio padre che lo amo o avrei potuto scrivere un racconto. L’epoca del fast food, del take-away, del Mac Drive, del quick box per la consegna veloce di un film blockbuster. Come se consegnare al bancone un film e tentare un contatto sociale portasse via un lustro o ti esponesse ad un rischio virale. L’epoca di un aperitivo in piedi. Veloce, di taglio, correre. Ho ancora 2 persone davanti. Se sono insieme sono una. Ma non possono essere insieme. Si parla di Pacs, Dico e tric e ballac ma la realtà è che la gente non sta più insieme. Sembra di costruire delle piste da corsa ma dove cazzo sono le auto? In garage. O forse sono tutti all’autolavaggio. Pronti come ad un concorso per cani dove vinci un croccantino ed una pacca sulla spalla. No, non sono insieme. O forse potrebbe esserlo. Sembrano due gemelli siamesi attaccati i seni di lei con la schiena di lui. Prego tenere la distanza per motivi di privacy recita un cartello. Forse la signora non sa leggere. Sarà islamica. Di solito tutti i mali del mondo sono collegati all’islam. Sì, è islamica. E poi puzza di messa in piega appena fatta. Ora ci sputo in mezzo ai capelli. Meglio di no. Manca solo lei è poi è il mio turno. “Domani siete aperti alle 7:45? Manderei mio marito a pagare un bollettino”. Ci sarà un motivo per cui Dio padre ha fatto la giornata di 24 ore ed i vecchietti alle 7:45 sono già lì per pagare l’ICI quando potrebbero farlo due ore dopo dormendo un po’ di più o facendo l’amore con l’aiuto del Viagra? Si forse un motivo c’è. Forse hanno capito tutto. Svegliarsi per primi. Operativi. AAAttttenti. Tutti in fila. L’esercito di pensionati non professionisti-mercenari è il futuro. Il cappotto color merda della signora abbandona l’ufficio postale e con lui la scia di odori sintetici. Respiro profondamente. Ora il cerchio alla testa si fa sentire ancora di più. Sono pallido. Ho le mani sudate. L’impiegato mi guarda nello stesso modo del Professor Valsecchi all’esame di maturità. Lì stavo per aspettare un figlio ma almeno ero preparato e avevo fatto colazione. “Dica”, “Dico a lei, dica” “No, dico..dico a lei, dica, dica”. Un altro dico/dica e gli infilo la penna che ho appena rubato nel bulbo oculare. “Devo spedire un cd”. “E’ fragile?” Chiede lui. “No, potreste spedirlo insieme agli elefanti di Moira Orfei o insieme a quei carichi eccezionali coi lampeggianti che ti rompono i coglioni in autostrada” Questo è quello che avrei voluto dirgli. “Sì è fragile”. “Quindi ci vuole una busta con il pluriboll”. Sembra un farmaco. Forse ha visto che sono pallido. “Dove lo posso prendere?” e intanto che mi risponde gli osservo i peli del naso. Uomo sporco. Testa lucida e unta. Ottima prospettiva passare il resto dei suoi anni dietro un vetro pieno di ditate. Non ascolto. Recupero il pluriboll e le ultime energie prima di vomitare, impacco, scrivo, timbro, firmo, tampono, sigillo, rutto (sì questo non serve, ma quando ci vuole ci vuole). E poi arriva il colpo di genio, l’intuizione, lo schizzo di colore puro, l’assolo. “Cosa c’è nel cd?” Come se fosse un’informazione utile o come se mi chiamassi Copperfield e riuscissi a nascondere cioccolatini o cocaina dentro un CD. A quel punto solo la velocità di esecuzione mi può salvare, solo la mossa della faina, solo l’urto di vita che mi prende da dentro, solo il climax delle emozioni in quell’ufficio di provincia, solo l’odio la rabbia e l’amore che ho dentro..prendo fiato, mi schiarisco la voce e, guardandolo dritto negli occhi, comincio..

Fuggi, cosa fuggi non c’è modo di scappare, ho la febbre ma ti porto fuori a bere, non è niente stai tranquilla è solo il cuore. Porta Ticinese piove ma c’è il sole, quando il dandy muore fuori nasce un fiore, le ragazze fan la fila per vedere la sua tomba con su scritte le parole:

Io vi amo, vi amo ma vi odio però vi amo tutti è bello o brutto io non lo so
(Un romantico a Milano - Baustelle)


Esco. Respiro. Ora sto meglio. Meno male che ci sono ancora le poste.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

per favore potresti recarti sobrio agli uffici comunali, in un negozio Zara il sabato pomeriggio, all'Esselunga dopo le 6 di sera e FARE UNA STRAGE?

Anonimo ha detto...

Ieri ti ho dato una restituzione superficiale, oggi che non ho pressioni “intelligenti e stimolanti”, anche se in questi momenti le ombre sono le peggiori compagne, provo a dirti di più. Non so scrivere racconti, non mi è naturale, nella mia vita di “letterato” mi sono misurato con la poesia ed il teatro e visti i risultati eccomi qua… a Paderno. La poesia mi è naturale, nella vita precedente ho scritto un solo librettino incentrato sull’odio dell’amore. L’avrei pure pubblicato… ma nel magma della saturazione qual è il senso del rendere pubblico quello che nasce dall’intimità? Poi una breve parentesi col teatro… la mia vera passione non appassionata (sono pieno di ossimori…) ho scritto pure un po’ ma poi che farne…. Ma i racconti proprio non li so scrivere non sento il flusso…non ho il tempo…ma non so se ti può essere di conforto…io li scriverei così come questo. Tra rabbia e ironia, una rabbia irrisolta e pura, che sembra un’ironia rientrata… c’è una frase che mi è piaciuta molto.. quella punta di amore verso il padre…. e mi ritrovo, come il narratore, alieno alle circostanze con un istinto di resistenza misto a devastazione…Per cui l’esistenza è sempre un’oscillazione… un gioco che, il mio maestro (non maestro), mi insegnò: “immersione ed emersione”. C’è una bellissima canzone di Battiato sull’ultimo album, di cui non conosco il titolo, che dice “niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale!”; credo sia ispirata al pensiero di filosofo francese Gilles Deleuze .. che dice “il mondo non è vero né reale: è vivente”… Quindi che facciamo… resistiamo? Sopravviviamo? Registriamo?