lunedì 2 aprile 2007

Hai un cavatappi?


Ci sono tre cose importanti che ti devi portare dietro se finisci al “where is 107”: un cavatappi, così almeno ti fermano tutti e tu stappi bottiglie di Montepulciano o vino spagnolo, il Gambero che ti spiega che le opere le devi lasciare al muro perché così rimangono e la Raffa perché almeno nella confusione dei capannoni abbandonati è facile riconoscere una che indossa un poncho.
Appena arrivi senti che c’è fermento e non puoi non farti trascinare. Altro che grandi opere, qui si lavora, sguardo fisso davanti a un muro. Una mano di bianco e sei pronto per vomitare quello che hai dentro. C’è un Cristo che sanguina sopra ad un fiorire di lumini (l’arte è di tutti..non ti hanno spiegato che non è la fiera dell’artigianato?), un’installazione che ricorda Kounellis, un ragazzo che inforca un ramo lunghissimo per pennellare quasi fino in cielo. Non si sa come ma lui ci arriva e tu non puoi non guardarlo, perché è arrivato dopo e dipinge con un filo di luce ma si vede che gli viene da dentro.E poi via…via…fuori a farsi un generosissimo panino con il salame in compagnia di una polacca-canadese-spagnola e il lui non mi ricordo. Sembra di essere a giochi senza frontiere peccato che inizia a piovere. E si, perché se non avesse piovuto sarei andato anch’io in cima a quel tetto. Un misto di amianto ed eternit ma lì sotto ti senti invincibile. Perché ti rendi conto che per una persona che si limita a parlare ed ascoltare tutto il giorno in realtà esistono miliardi di modi diversi per comunicare. Di fronte a me c’è una vecchia ciminiera che funge da patibolo per Paperino e compagnia bella. Mica male, ragazzi. Mica male anche quel gruppo che ricorda i Sigur Ros. C’è fermento. Si lavora. Mi trascino con il mio carico di birre e perdo tutti gli altri. E’ normale che sia così. Perché lo devi mettere in conto che il Gambero si fermi a fotografare quei giocolieri con le clave che si illuminano o che la Raffa si faccia trascinare dal tipo che disegna con il fluo e con gli ultravioletti. Cazzo, mi dispiace un casino non aver potuto conoscere quello che ha impilato, uno in fila all’altro, quei cartoncini, simili a custodie di CD, con quell’omino sopra dipinto. Così come mi dispiace non aver capito (ammesso che ci sia qualcosa da capire) perché quella tipa a seno nudo si è fatta spappolare la schiena a colpi di spilloni. Ma in fin dei conti bene così. Il nostro murales a forma di occhio e rovi insanguinati non è venuto malaccio e forse qualcuno ha scattato anche una foto scambiandola per una bella cosa. Ora non mi resta che fare il conto dei danni. Macchina completamente sporca di vernice, una sedia, di quelle del servizio buono, irrimediabilmente danneggiata per via delle troppe evoluzioni. Persino le mutande (e non solo quelle) sporche di oro e rosso per colpa delle mie mani pasticciate e di quelle 15 Heineken che da qualche parte dovranno pure uscire………...a proposito..………….qualcuno mi spiega per favore come si fanno ad attaccare delle bottiglie di birra sopra un muro di cemento??

1 commento:

Anonimo ha detto...

gruppo etnico, ossia popolo accomunato da stessa lingua. ma per chiarire, tu che usi 'spagnolo' come fosse una razza.. la chica spagnola era in realtà messicana, il vino spagnolo era in realtà chileno, e... insomma, sfumature... come sono precisaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
yo soy un hombre sincero, de donde crecen las palmas... larraffy