venerdì 1 giugno 2007

Dove vuole andare?



Saremo stati una trentina. Forse anche qualcuno di più.
Quella agenzia viaggio sapeva di moquette bagnata e carta patinata.
La fila dietro di me era pari a quanti mi precedevano.
Alle pareti solo scritte nere su sfondo bianco con bella calligrafia facevano da culla ai pensieri.
Il commesso all’inizio della fila aveva un sorriso strano e osservava tutti quelli che gli capitavano di fronte con le richieste più strampalate.
Quella era l’unica agenzia viaggi di Nouera.
Ed aveva una caratteristica: si poteva viaggiare nel tempo.
Mano a mano che la fila si riduceva sentivo le richieste degli altri viaggiatori. A volte sussurrate a volte gridate con tutto il fiato in corpo. Ognuno si rivolgeva per quel tempo che aveva perso o che voleva ritrovare.
Fred, uomo sulla settantina con gli occhi lucidi come perle di vetro, voleva indietro i suoi 20 anni e quella capacità di sentirsi vivi, morire e poi ricominciare come solo nelle poesie di Cesare Pavese si può ritrovare.
Maria Lucia, galiziana, con un filo di voce chiese di poter essere di nuovo nell’esatto momento in cui conobbe lui e che da allora non vide più.
Venne il turno di una donna splendente. Lucida come un sole d’acciaio. I capelli inondavano la stanza e dal suo viso si indovinava un pensiero. Quella voglia di capire come sia possibile trovarsi dai 18 ai 30 anni senza avere il tempo di accorgersene.
L’agente di viaggio ascoltava con sguardo attento le sue parole.
Le parole le uscivano confuse come confuso era il cammino che cercava di indovinare davanti a sé.
Lasciò il posto a Diego che iniziò a raccontare il suo desiderio di riallacciare il rapporto con Valentina. L’ultima volta che la vide era una bambina alle prese con i compiti ed il primo bacio. Ed ora era una donna meravigliosa e, come lei, sua figlia. Quella nipote che Diego non aveva mai conosciuto da quell’estate che si allontanò dalla sua compagna, madre ed amica di Valentina.
E poi molti altri.
Una coppia chiese di tornare a quell’attimo in cui si conobbero e lui la corteggiava come l’unica donna al mondo.
Un bambino chiese di tornare qualche mese indietro nel pieno delle feste natalizie.
Un altro ancora alla fine della guerra.
Le voci mi rimbombavano come colpi su una pentola.
Io vorrei tornare..
Io vorrei rivivere quel momento..
Io invece..
Io vorrei…essere…rifare…riprovare…tornare in quell’istante in cui..
Voci..voci..
Nei cataloghi le foto di quell’estate, di quel momento felice, di qui giorni importanti.
Ogni cosa aveva un prezzo proporzionale al rimorso o al rimpianto dell’errore o della viltà o dell’indolenza di non aver affrontato quel momento.
L’uomo che mi precedeva ascoltava con malcelato interesse tutte le richieste di quella fila eterogenea e chiassosa nei sentimenti e nelle voci.
Si voltò e mi osservò.
Finsi di non incrociare il suo sguardo, fumai in barba al divieto e al rispetto degli altri.
Fissavo la punta delle mie scarpe ma sentivo il suo sguardo al centro della testa.
“Lei dove vorrebbe andare?” chiese
“Scusi?” dissi io
“Lei è troppo giovane per poter rimpiangere qualcosa..non crede?”
“Non lo so..so che sono qui perché vorrei tornare in quel momento in cui..”
E prima che finissi, incalzò:
“Lo so…. ai giorni passati a Bologna, a quel appartamento tutto polvere e musica, al giorno del suo matrimonio, a quelle parole non dette con Tiziana e poi…e poi…”
“Ma lei come fa a sapere tutto questo?”
“Bhè, diciamo che ho barato”
“Sapevo che ti avrei incontrato qui…e ho chiesto, diciamo fra cinquant’anni a partire da adesso, di ritornare a questo momento”
“Ma come…..quindi lei è…anzi lei..io..sono”
“Si”
“C’è buio davanti ma c’è un mare di cose che ti aspetta…le cose arrivano senza doversi guardare troppo indietro. Fidati ragazzo”
Presi a fumare un’altra Galouise. Uscii dalla fila. Sorrisi alla galiziana, alla donna splendente e a Diego.
Presi un gelato.
Ieri ormai è passato.
Domani…
Ci penseremo domani
.

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