giovedì 16 agosto 2007

Come due faine - parte II


"Si scopa un altro!", sentiva rimbombare nel casco mentre sgusciava agile sulla circonvallazione. Forse aveva ragione Carlo: alla fine Claudia non era mai stata la fidanzata d'Italia e l'ultima cosa che si potesse dire di loro era che fossero una bella coppia. Per qualche osservatore distratto forse non sembravano neppure una coppia. Una volta aveva provato a cronometrare il tempo che lei gli dedicava in una serata passata in gruppo: alla fine aveva stimato un mortificante 8,7%.
Claudia trovava sempre tempo per una confidenza con le amiche, per una battuta con il cameriere del locale, per una telefonata alla mamma rompipalle per dire che sarebbe tornata in orario: alla voce fidanzato, o qualunque cosa fosse per lei, veniva allocato solo un bacio leggero a inizio serata ed uno più deciso, ma troppo spesso di maniera, a fine serata. Nel mezzo, tutto il mondo!
Era arrivato quasi in centro quando tutti questi pensieri gli si fecero chiari una volta per tutte e decise di fare inversione e tornare a casa di Claudia: stavolta lei avrebbe dovuto decidere una volta per tutte cosa contava davvero. "Tra i vari interessi che hai, dimmi che posto mi dai!" cantava Vasco Rossi: quella canzone nemmeno gli piaceva, ma non poteva fare a meno di sentirsela in testa mentre zigzagava veloce nel traffico e rise di gusto pensando a quanto la sua vita in fondo fosse una lunga somma di clichè.


Cavalletto, cinturino del casco aperto e catena alla ruota: dieci secondi netti, nuovo record di Milano sud. Il vero mago era Daniele che nei dieci secondi infilava anche l'accensione della sigaretta e un paio di tiri alla James Dean. Mano sudata asciugata nervosamente nel jeans stinto e dito sicuro sul citofono: se fosse stato un film ci sarebbe stata un sottofondo della canzone romantica in voga al momento, lei sarebbe scesa con i capelli in disordine, ma comunque bellissima, avrebbe fatto una resistenza di facciata poi gli avrebbe preso il casco dalle mani e sarebbero sfrecciati verso l'inizio ufficiale della loro storia.
La scena, decisamente troppo melensa, si interruppe improvvisamente nella sua testa: "Allora sei sordo: ti ho detto che non posso! Adesso lasciami stare che poi perdiamo la concentrazione!" gracchiò impersonale il citofono. Passarono trenta lunghissimi secondi. Si rivide con il giubbino nero alle elementari mentre partecipava ad una delle tragiche gare di coniugazioni di verbi organizzate dalla sua maestra: "Chi mi dice il presente del verbo perdere?". "Io perdo, tu perdi, egli perde, NOI perdiamo, voi perd..."...."Perdiamo" era decisamente prima persona plurale, ma in teoria Claudia era da sola a studiare: "Scusa Claudia, ma in che senso perdiamo? Con chi sei?"
Il silenzio che ne seguì gli bastò per vedere che sul marciapiedi c'era un altro motorino, nero fiammante e, volendo, un po' tamarro. In grammatica non era fortissimo, ma in matematica se l'era sempre cavata: improvvisamente gli fu tutto chiaro. Nel palazzo di Claudia vivevano solo pensionati e francamente non ci vedeva il signor Recalcati a fare le penne sul ponte della ghisolfa: in più quel motorino lo conosceva. Lo vedeva sempre quando andava a prendere Claudia in biblioteca e, sforzandosi un po', ora vedeva anche il suo proprietario: Claudia lo aveva salutato un paio di volte di sfuggita in sua presenza e lui gli aveva sorriso con quella che adesso più che mai giudicava una gran faccia da cazzo. Trecce da barbone, trasandato il giusto e pure milanista come testimoniava l'adesivo della Fossa dei Leoni sul fanale davanti: ora si ricordava che Claudia e la sua amica Fede parlavano sempre di quel misterioso personaggio che le fissava in biblioteca. "Chissà cosa vuole quello sfigato?" dissimulavano, a questo punto ne era certo "Se non la pianta lo dico al bibliotecario" minacciava addirittura Federica: inutile dire che lui si era bevuto tutte queste schermaglie senza chiedersi il perchè della loro insistenza sull'argomento. Claudia interruppe bruscamente i suoi pensieri tagliando corto "Non sono fatti tuoi e adesso lasciami in pace!".

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