venerdì 11 aprile 2008

Bell'Italia

Bell 'Italia. Garessio, Garriano, Gerrone, Gorrino, Grissiano; i paesi che cominciano con i, elle, a e zeta... sconosciuti, distanti, italiani e stranieri.
Paesi fino all 'altro ieri, oggi senza identità. Simili, globali, modernizzati. Metano, circonvallazioni, fabbrichette, bar a imitazione pub, centri più o meno commerciali, insegne con nomi in italo-inglese. Mura in pietra e finestre in duralluminio, plastica e ferro battuto, archi pontefici in mattoni e viadotti ad unica campata in cemento precompresso. Ferrovie abbandonate e superstrade inutili appena nate.
Silenzio, profondo, inquietante, ristoratore e riparatore.
Le foglie che si muovono ancora udibili. La notte e i propri suoni. Ma anche inutili 4x4 simili a 8x8, pickup texane per percorrere due chilometri, moto nipponiche da 120 cavalli urlanti in corse mozzafiato ad affermazione della propria potenza di valente centauro e stupidità di uomo, falciaerba da fitofobi e killer di una natura domestica che tenta invano di affermarsi, doppiette da "Il Cacciatore" per un ritorno alla vita di uomo del Neo-Neolitico.
Rovine di mura medievali e romane, abbandono di pievi, trasformazioni imbecilli di antiche cascine in agriturismo dove il suffisso "agri" descrive a pieno il giallo acido scelto per improbabili intonaci plastici finto rustico. Tipi edilizi da "è mia e si deve vedere", tetti a spioventi plurimi, aggettanti ed esagerati, opus incertum che di certo ha solo solo il cattivo gusto e l 'ignoranza del progettista.
n riavvicinarsi alla natura con il fuoristrada. Boys scouts urbani in trasferta agreste che si aggirano in radure notturne e le esorcizzano con urla disumane.
Modernità che si fa strada, immondizia indifferenziata che avanza. Umanità senza via che esce per incontrarsi e non dire nulla.
Il silenzio solo riesce a far tornare la memoria. Riesce a produrre pensiero. L 'attenzione fa il resto. L 'amore per le tutte le cose mantiene il tutto in armonia.
Parole ormai vane e demodè.
La globalizzazione cresce, preme da ogni lato, e il globo si schiaccia sotto la pressa. Alba come Albania, Romania come Roma, moscato a Mosca e tokay a Tokyo, gialli, rossi bianchi e neri mischiati a formare un immenso grigio medio indistinto e spento. Tradizioni tradotte in lingue diverse, all 'improvviso per essere usate da tutti. Tempi di scambio prima accelerati e poi annullati creano ricette di vita indigeste.
Il borgo, la casa, il silenzio, le piante e i loro inquilini, il passo lento, gli occhi riaperti per guardare finalmente a fondo intorno e vicino, il rispetto profondo di tutto e di tutti, l 'umiltà, la coscienza della nostra infinita e incolmabile ignoranza, la voglia di migliorarsi e di sapere e far sapere, la percezione dell 'unicità e brevità della vita senza perdoni fideistici e premi ultraterreni, il pensiero e il raccoglimento, la capacità di stupirsi per l 'immensa bellezza della natura che ci circonda.... valori persi. Ma non per tutti.
di Giorgio Pomella

1 commento:

Anonimo ha detto...

il finale mi lascia sempre una piacevole commozione. la consapevolezza di condividere quei piaceri mi da quasi la stessa gioia nello stupirmi ancora in grado di apprezzare la semplicità.
Ascoltare il fresco buio silenzio che entra con permesso da una finestra spalancata su una Milano che si accinge a dormire è uno di quei semplici momenti.