
Il ritorno è un mito
ucciso il primo re ne muoiono altri due
non senza dolore, il dolore è un tempo
una battuta d’ali, una migrazione incosciente
sconosciuto il significato delle parole,
ordinario il senso delle cose, sfiorato.
Tentando nuovi sensi, il fraintendimento
nuove danze e nuove traiettorie
non perderemo i lupi o le falene
non cassiopea, non il ghiaccio.
Questi mesi: una prigione della sorgente
incatena il nobile al banale
e tu amore non porgi una guancia.
Ti donai il mio petto, il sudore insopportabile
dell’estati irritate dai tuoi odori.
Un Icaro rallentato il mio pensiero
ora distante dalle leggi dell’universo
ora tragico lamento di cera.
l’apparizione senza luogo, spazio,
sai che male fa amore mio
essere stato il primo e ora immemore
fra i ricordi dei tuoi incontri.
Vale un cenno la mia parte? un delicato saluto?
Una manina bianca che distratta s’agita?
non una parola, non una sedia, uno sguardo
un vetro divelto, un incastro di Alessandro
un fil di ferro da conficcarti tra i capelli.
Non si cava acqua da un pozzo inaridito,
mi incoraggi alla lontananza
all’intemperie dell’umore.
E, riconosco i segni e,
cedendo distratto alla recitazione,
dirò: “giusto così, la pecora col pastore,
la svolta di destra…”
tra sussurri, le grida,
le memorie del sacro.
ucciso il primo re ne muoiono altri due
non senza dolore, il dolore è un tempo
una battuta d’ali, una migrazione incosciente
sconosciuto il significato delle parole,
ordinario il senso delle cose, sfiorato.
Tentando nuovi sensi, il fraintendimento
nuove danze e nuove traiettorie
non perderemo i lupi o le falene
non cassiopea, non il ghiaccio.
Questi mesi: una prigione della sorgente
incatena il nobile al banale
e tu amore non porgi una guancia.
Ti donai il mio petto, il sudore insopportabile
dell’estati irritate dai tuoi odori.
Un Icaro rallentato il mio pensiero
ora distante dalle leggi dell’universo
ora tragico lamento di cera.
l’apparizione senza luogo, spazio,
sai che male fa amore mio
essere stato il primo e ora immemore
fra i ricordi dei tuoi incontri.
Vale un cenno la mia parte? un delicato saluto?
Una manina bianca che distratta s’agita?
non una parola, non una sedia, uno sguardo
un vetro divelto, un incastro di Alessandro
un fil di ferro da conficcarti tra i capelli.
Non si cava acqua da un pozzo inaridito,
mi incoraggi alla lontananza
all’intemperie dell’umore.
E, riconosco i segni e,
cedendo distratto alla recitazione,
dirò: “giusto così, la pecora col pastore,
la svolta di destra…”
tra sussurri, le grida,
le memorie del sacro.
Poesia di DDG


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