Dietro la porta guaiva,
tremava per l’assenza
o per le grida dei pagliacci
per i loro pasto, offerto
oro e uva passa, pochi avanzi
ma era festa, la tua
glorificavo il tuo sesso
l’incensavo,
solitaria e notturna abluzione
la mia dico, non di certo tu
ma il sacrificio dei corpi
fuori i tamburi e le fiaccole
un circo di grassi equilibristi
la donna cannone e la scimmia
Non cademmo mai,
forse un solo schianto?
Un clamore al ventricolo.

I barboncini composti al cerchio
saltano, per uno zuccherino
la piccola truccava l’infanzia
sul viso di una bambola
e tu in equilibrio sul filo
in mano il bilanciere
non facevi che venir giù
capace solo di rovine.
Una flemmatica salvezza:
l’iride e i cinque colori,
il triangolo e il quadrato
la grammatica e l’aritmetica.
E invece solo cedimenti
il sorriso beffardo dell’ateo.
Non merito un addio
Non un respiro.
tremava per l’assenza
o per le grida dei pagliacci
per i loro pasto, offerto
oro e uva passa, pochi avanzi
ma era festa, la tua
glorificavo il tuo sesso
l’incensavo,
solitaria e notturna abluzione
la mia dico, non di certo tu
ma il sacrificio dei corpi
fuori i tamburi e le fiaccole
un circo di grassi equilibristi
la donna cannone e la scimmia
Non cademmo mai,
forse un solo schianto?
Un clamore al ventricolo.

I barboncini composti al cerchio
saltano, per uno zuccherino
la piccola truccava l’infanzia
sul viso di una bambola
e tu in equilibrio sul filo
in mano il bilanciere
non facevi che venir giù
capace solo di rovine.
Una flemmatica salvezza:
l’iride e i cinque colori,
il triangolo e il quadrato
la grammatica e l’aritmetica.
E invece solo cedimenti
il sorriso beffardo dell’ateo.
Non merito un addio
Non un respiro.
Poesia di DDG


Nessun commento:
Posta un commento