giovedì 10 maggio 2007

Fabio Lulli è papà (e interista)

Me la ricordo la prima volta...cioè non è che mi ricordi tutto ma la sensazione, quella sì. Sei piani o quasi a piedi e verso la fine lui, cominciava ad affacciarsi lui: tra un piano e l'altro, mettendoti in punta di piedi cominciavi a vederlo. Non ne avevo visti tanti: il parco, l'oratorio, sempre irregolari, sempre improvvisati, mai con un filo d'erba. Ancora qualche gradino con il cuore in gola, la mano in quella di mio padre e poi lui, eccolo là, abbagliante: sembra piccolissimo, sembra finto, sembra così morbido, non sembra vero da quanto è bello. E poi i rumori arrivano improvvisi: la folla, migliaia di conversazioni in contemporanea, la voce dell'altoparlante gracchia mentre il suo verde ancora mi acceca. S.Siro: sembrava un luogo misterioso. Esisteva solo alla radio quando Ciotti diceva "spalti gremiti in ogni ordine di posto", c'era solo nei discorsi di quelli più grandi che dicevano "Domenica vado a S.Siro" e se ne riempivano la bocca: andate, andate pure a questo S.Siro che io domenica tanto vado dai nonni. Finalmente c'ero anch'io a questo S.Siro e mi girava la testa mentre vedevo quelle maglie nerazzure fare il riscaldamento: più che azzurre mi sembravano blu. Bello il blu, mi è sempre piaciuto. "Papà, come si chiama quello alto con i riccioli? Altobelli? Ah, allora è quello che fa tutti i gol? Ma oggi segna? Come non si sa? Secondo me segna di sicuro": la speranza cieca e ingiustificata dell'interista mi fa compagnia ancora oggi. Ormai ero innamorato: l'avevo solo sentita nominare, mi avevano promesso di presentarmela di persona, già mi piaceva ma amore senza neanche vederla mi sembrava eccessivo. Eccomi qui: piacere Fabio, ciao Inter, cerca di vincere oggi che è la mia prima volta a S.Siro, mi sa che mi hai già stregato il cuore. Mamma e squadra di calcio: dicono che solo loro non si cambiano per la vita. Con la mamma ero già a posto, a posto anche con la squadra adesso: non ti cambio più tranquilla Inter, anche se in classe siamo solo in tre che teniamo per te e all'intervallo ci prendono in giro. E' cominciata così e continua ancora adesso: nel frattempo pioggia, freddo, caldo, gioia poca, nebbia, lanci lunghi dello stopper, sofferenza tanta, caffè caldo, coca a 5000 lire, smarties che portano fortuna, mars perchè in realtà gli smarties portano sfiga, niente più mars perchè domenica l'ho preso e abbiamo perso lo stesso, abbraccio a uno sconosciuto perchè abbiamo segnato, cinque alto a quello dietro perchè oggi lo avevamo detto solo io e lui che il fenomeno segnava, chi non salta rossonero è, coda in bagno all'intervallo (e arriva sempre quello che dice "C'è anche la coda per pisciare" e tutti giù a ridere), coda fuori ai cancelli, coda in macchina per tornare a casa e merenda prima di vedere 90 minuto, voltarsi a fine primo tempo e improvvisare un punto tecnico con il tizio dietro (tu che da bambino dovevano spararti per parlare con gli estranei). Come spiegare cosa si prova quando l'orologio segna l'ottantesimo minuto e sai che i tuoi non passeranno mai più la metà campo trasformando la nostra area di rigore in una tonnara: la mattanza è interminabile e i minuti diventano ore, mentre migliaia di persone sembrano soffiare verso il pallone per allontanarlo dalla nostra porta. La "cagona" finale dell'Inter è marchio DOP. Non si "va" allo stadio, "si deve andare allo stadio": è un abisso senza ritorno e non c'è San Patrignano che tenga. C'è sempre un fondo di sofferenza negli occhi di chi incontrate in piazzale Axum, la stessa che in genere vi fa abbassare gli occhi e sussurrare "Sono interista" quando vi chiedono per quale squadra tifate: abbassate gli occhi per non vedere il sorriso di chi vi sta di fronte e che si sente sempre in dovere di farvi la solita battuta del cazzo. Già perchè è facile fare battute quando non sai cosa vuol dire esserci con ogni temperatura, se non sei mai arrivato due ore prima della partita perchè i posti non sono numerati e ti ghiacci il culo sui gradoni, se non misuri la tua vita a stagioni calcistiche, se non hai mai pensato per un momento che se segnano adesso non me frega dell'esame di Diritto Privato di martedì, se non sei mai stato giù di morale ma poi l'Inter ha vinto il derby e almeno quella parte della tua vita sta andando bene, se non hai mai pianto quando finalmente Baggio ha segnato scartando il portiere giocando nell'Inter, se non hai mai urlato talmente forte dopo un gol da annebbiarti la vista. Le battute fatele ai Severgnini che contano i soldi sulle nostre sfortune seduti nel loro accogliente salotto, fatele ai quei quattro comici che neanche sanno che Angelo Orlando e Andrea Seno hanno giocato nell'Inter perchè quella sì sarebbe una battuta da far venire giù il teatro, fatele a chi crede che in fondo sia solo una partita e tanto cosa ce ne viene in tasca. Quest'anno abbiamo vinto lo scudetto e nasce mio figlio: sparatemi adesso. (racconto di Fabio Lulli)

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