
Credo esista una cosa che si chiama fede. Io sono abituato a contare sulle cose che posso vedere e toccare. O quantomeno su ciò che esiste. So che posso correre per almeno un’ora, posso cantare discretamente “It’s easy to love you”, so qual è il gusto di un Pampero e, benché Raffa non ci creda, lo distinguo da quello dell’Havana, so come è fatta la sequenza di Fibonacci, non conosco l’Australia ma non c’è bisogno di fede per capire i racconti di Hanny quando mi spiega come siano tutte uguali le città europee rispetto all’Ayers Rock, le distanze e tutto il resto.
La fede, forse, la devi costruire. Ci si deve arrivare. Un percorso lento. Quasi coercitivo ed ipnotico ma allo stesso tempo motivato. “Quanto tempo è che non preghi Dio?” Qualcuno forse te l’ha chiesto. O te lo sei chiesto in uno dei tuoi momenti intimisti. Come lo sono quelli che riesco a ritrovare chiuso nell’abitacolo della mia Golf con l’aiuto di Daniel.
Fino a ieri ero convinto fosse così. Pazienza, impegno, sforzarsi di capire ciò che è incomprensibile con tutte le forze.
Fino a ieri.
Poi arriva una maestra che pensavi non avrebbe mai incrociato la tua vita, neanche per sbaglio. Cerca di spiegarti con forza e comprensione di come Andrea abbia scritto quella cosa. 12 anni al giorno d’oggi sono molto di più che ai miei tempi. C’è la voglia di emergere, sentirsi un campione in un campo di calcio o un idolo tra le ragazzine. Lui però non è così. “Signora, non sappiamo il motivo per cui è così. Può aver sofferto alla nascita o può aver avuto delle lesioni per via di quella malattia. Penso: “Cazzo, ma qualcuno alla televisione non mi aveva detto il ‘momento più bello della mia vita è stato l’arrivo di mio figlio!!’??. Finto. Come il Grande Fratello o come le tette della mia collega. Finto perché per Andrea non è girata proprio così. Peccato. Niente Pay Per View che ti scegli tu il programma da vedere. Niente Personal Shopper che ti dice “compra questo” “anzi quello”. Lui arriva ed è così. Te lo tieni e LO AMI. Lo ami perché è tutto per te e perché lui avrà bisogno sempre di te. Perché lui è ‘diversamente abile’. Diversamente perché qualcuno di educato ed ipocrita fino al buco del culo non ha il coraggio di dirti che lui non troverà mai una ragazza che lo ami, non riuscirà mai a farsi una vita o anche solo a coronare un progetto tutto suo.
Fino a ieri.”So che è difficile crederci ma le assicuro che l’ha scritto lui” insiste la maestra.
Scendo le scale, mi infilo ciò che trovo. Corro per Affori come un bambino di 12 anni. Come mi piacerebbe facesse Andrea. Stringo tra le mani le chiavi. Non ho il tempo né la voglia di pensare a niente. In quel momento forse è la fede che mi sta facendo correre.
“Vede questo è ciò che ha scritto” “L’ha fatto da solo. Io non…”
So che non reggerò. In quel momento affollano la mia mente i momenti in cui gli canto una canzone, quando cerco di capire ciò che lui cerca di dirmi ma che le sue difficoltà di espressione gli impediscono di fare. Ho 42 anni e non voglio certo farmi vedere da lei mentre piango. Ho un macigno nella gola e gli occhi mi stanno scoppiando…non resisto.
Clic. Print. Me lo stampa. Stringo il foglio che Andrea ha scritto con quel computer che è il suo unico modo di comunicare con il mondo. Non ci credo.
Stare con Giulia una decina di anni mi ha insegnato che la mente razionale accetta le fede solo quando esiste un segnale che ti tempesta davanti agli occhi. Davanti agli occhi ora ho lui. Ho quelle parole che si nascondono dietro i suoi occhi e che da oggi guarderò in maniera diversa. Capisco che ha un cuore. Capisco che non è quello che sembra. Capisco che forse è meglio di tutti gli altri. Capisco che non sempre posso capire. Piego in quattro il foglio, lo tengo con me e corro da lui. Da oggi credo esista una cosa che si chiama fede.
La fede, forse, la devi costruire. Ci si deve arrivare. Un percorso lento. Quasi coercitivo ed ipnotico ma allo stesso tempo motivato. “Quanto tempo è che non preghi Dio?” Qualcuno forse te l’ha chiesto. O te lo sei chiesto in uno dei tuoi momenti intimisti. Come lo sono quelli che riesco a ritrovare chiuso nell’abitacolo della mia Golf con l’aiuto di Daniel.
Fino a ieri ero convinto fosse così. Pazienza, impegno, sforzarsi di capire ciò che è incomprensibile con tutte le forze.
Fino a ieri.
Poi arriva una maestra che pensavi non avrebbe mai incrociato la tua vita, neanche per sbaglio. Cerca di spiegarti con forza e comprensione di come Andrea abbia scritto quella cosa. 12 anni al giorno d’oggi sono molto di più che ai miei tempi. C’è la voglia di emergere, sentirsi un campione in un campo di calcio o un idolo tra le ragazzine. Lui però non è così. “Signora, non sappiamo il motivo per cui è così. Può aver sofferto alla nascita o può aver avuto delle lesioni per via di quella malattia. Penso: “Cazzo, ma qualcuno alla televisione non mi aveva detto il ‘momento più bello della mia vita è stato l’arrivo di mio figlio!!’??. Finto. Come il Grande Fratello o come le tette della mia collega. Finto perché per Andrea non è girata proprio così. Peccato. Niente Pay Per View che ti scegli tu il programma da vedere. Niente Personal Shopper che ti dice “compra questo” “anzi quello”. Lui arriva ed è così. Te lo tieni e LO AMI. Lo ami perché è tutto per te e perché lui avrà bisogno sempre di te. Perché lui è ‘diversamente abile’. Diversamente perché qualcuno di educato ed ipocrita fino al buco del culo non ha il coraggio di dirti che lui non troverà mai una ragazza che lo ami, non riuscirà mai a farsi una vita o anche solo a coronare un progetto tutto suo.
Fino a ieri.”So che è difficile crederci ma le assicuro che l’ha scritto lui” insiste la maestra.
Scendo le scale, mi infilo ciò che trovo. Corro per Affori come un bambino di 12 anni. Come mi piacerebbe facesse Andrea. Stringo tra le mani le chiavi. Non ho il tempo né la voglia di pensare a niente. In quel momento forse è la fede che mi sta facendo correre.
“Vede questo è ciò che ha scritto” “L’ha fatto da solo. Io non…”
So che non reggerò. In quel momento affollano la mia mente i momenti in cui gli canto una canzone, quando cerco di capire ciò che lui cerca di dirmi ma che le sue difficoltà di espressione gli impediscono di fare. Ho 42 anni e non voglio certo farmi vedere da lei mentre piango. Ho un macigno nella gola e gli occhi mi stanno scoppiando…non resisto.
Clic. Print. Me lo stampa. Stringo il foglio che Andrea ha scritto con quel computer che è il suo unico modo di comunicare con il mondo. Non ci credo.
Stare con Giulia una decina di anni mi ha insegnato che la mente razionale accetta le fede solo quando esiste un segnale che ti tempesta davanti agli occhi. Davanti agli occhi ora ho lui. Ho quelle parole che si nascondono dietro i suoi occhi e che da oggi guarderò in maniera diversa. Capisco che ha un cuore. Capisco che non è quello che sembra. Capisco che forse è meglio di tutti gli altri. Capisco che non sempre posso capire. Piego in quattro il foglio, lo tengo con me e corro da lui. Da oggi credo esista una cosa che si chiama fede.


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