venerdì 23 marzo 2007

Mio padre

Le sue mani consumate dal lavoro e dalla fretta di quei gesti sempre uguali,
il collo largo, caldo, la barba nascosta tra le pieghe di un viso
che non lascia passare alcun sentimento.
Gli occhi profondi di chi ha celato dentro di sé la bonta di un bambino.
Io non sono come lui. Ma seguo la sua voce, i suoi passi e la sua calma rassicurante.
Se solo il mondo avesse un pezzo della sua bontà.
Lo osservo tra i suoi fogli. Quei conti precisi carichi di responsabilità e passione.
Ogni centesimo è frutto di un suo sforzo e di un suo sorriso.
Ricordo i suoi occhi incrinati dal pianto uguali ai miei
E capisco che ho dentro di me una parte di lui.
Quando osservo il campanile del mio quartiere, i panni stesi nel cortile,
quando sento il profumo di un arrosto appena fatto.
Sento lui. Sento la sua voce e sento la sua voglia di abbracciarmi. O almeno
questo è quello che mi piace sognare e pensare prima di addormentarmi.
Vivo nella speranza di potergli dire un giorno che lo stimo enormemente.
Vivo con il desiderio di poterlo stringere. Vivo perché lui è il faro che mi guida
verso la risacca. Un giorno racconterò di lui a un giovane ragazzo che vuole capire
come affrontare la vita. Gli racconterò dell’umiltà, della semplicità, dell’onestà.
Gli racconterò dei suoi errori e dei miei. Del profumo dei suoi maglioni, del rumore
delle sue ciabatte. Delle caramelle nel cruscotto sempre pronte per le mani dei bambini.
Lasciate che la semplicità di un grande uomo faccia breccia nei vostri cuori.
Fate tesoro dei suoi sorrisi e degli sguardi severi. Custodite gelosamente le sue foto
da adolescente alle prese con un campo ed un pallone.
Io non sono come lui. Ma in un angolo del cuore e della mente ho tutti i suoi gesti

E le parole non dette. Il tesoro che custodirò gelosamente per il padre che sarò.

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