Il Banana mi guarda incuriosito e continua a rivolgermi le stesse domande a cui io non riesco a dare una risposta. Bella. Diversamente bella. Bella nel senso che rimani catturato da lei. Non mi va di dirgli di come sorride o dei suoi occhi quando sono intenti a pensare a qualcos’altro. Non mi va di dirgli quello che le farei perché non è solo questo. Questo lo puoi dire di una che hai conosciuto, con la quale sei stato a parlare inutilmente di locali, vacanze, io faccio questo, tu fai quell’altro, andiamo, e ti ritrovi a letto e non ti va di baciarla. Per descrivere lei devi andare oltre. Devi capire i suoi ritmi e osservarli come osserveresti un volo di un insetto. Provo a spiegargli i suoi ragionamenti da maschio ma mi rendo conto che, per chi non la conosce, potrebbe sembrare un connotato negativo. Allora gli dico dell’imprevedibilità e di come riesca sempre a scatenare qualcosa. Il Banana mi guarda ma sembra che stia parlando in aramaico antico. Cerco di spiegargli di quella sera, dell’atmosfera che c’era, di come mi sia sentito “libero”, degli Articolo 31 sparati a palla e poi cambio discorso e, mentre lui mi osserva, ho davanti agli occhi la sua mano colorata di viola e giallo. Bella. Diversamente bella. Quando ti racconta delle sue amiche, una più fuori dell’altra, o quando ti parla, diretta, come un pugno nello stomaco. Come i suoi racconti che nascondono qualcosa che io vorrei condividere.
Sono le 3.47 e mi rendo conto che, con i fischi nelle orecchie ed una giornata alle spalle sempre in giro per Milano, le parole non escono lucide ed ordinate. Meglio così. Non le renderebbero giustizia. Sarebbe come spiegare con un teorema, il genio di Baggio o un quadro di Pollock. Meglio lasciare che le cose vengano fuori così. Come questa notte in cui il DJ inanella una birra dietro l’altra e con il pollice mezzo alzato e mezzo chiuso saluta la folla al centro della pista. Non credo se l’aspettasse di ballare Giuni Russo, Jannacci, De Andrè e persino Renato Pozzetto (si, pure lui) ma lei c’è e balla da sola. Ora che non so dove abita (o forse si), non andrò a casa sua, non le porterò quello che vorrei regalarle dall’ultima volta e non le chiederò di farmi salire. Non vorrei mai entrare troppo in confidenza e scoprire che ci sono almeno altre venti cose che mi fanno impazzire.Thanks.
venerdì 23 marzo 2007
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1 commento:
ho sorriso e divorato ogni parola.. e alla fine ho detto "wow".
e cancellato mille parole che avevo già scritto in questo commento.. riassumo con un "grazie". normalmete odio ogni genere di complimento. questo no, questo è diverso. sarai diverso tu. ci devo ragionare...
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